Cari amici, Recentemente sono stato all’Hotel Summit sull’Aurelia per incontrare, assieme ai quadri e agli eletti di Roma e del Lazio, il nuovo coordinatore nazionale di Forza Italia Denis Verdini. Per uno degli imprevedibili percorsi, che solo il destino sa disegnare, era lo stesso luogo dove, due anni fa esatti, si erano celebrate la resa dei conti e le esequie del nostro partito. Ricordo che FI aveva perso sul filo di lana le elezioni politiche, con una straordinaria e caparbia rimonta del presidente Berlusconi, ma a Roma aveva subito una debacle storica, non andando oltre il 10% nelle consultazioni che avevano decretato il trionfo di Veltroni, del Veltronismo, del Modello Roma e una secca sconfitta per Gianni Alemanno. Io stesso nonostante un splendida compagna elettorale, conclusa grazie a tutti voi con più di 2600 preferenze, ero fuori dal Consiglio Comunale di Roma., dove la soglia d’entrata era di minimo 3000 voti. Ricordo discorsi vuoti, assenza di progettualità, lunghi coltelli. Si prospettavano cinque anni di vacche magre ovunque, soprattutto a Roma, dal momento che a livello nazionale la variopinta compagine governativa di Prodi cominciava già a scricchiolare e mostrava di non essere in grado di completare la Legislatura. Ma nella Capitale chi avrebbe mai scalzato l’invincibile Walter-ego fino al 2011? Invece sono tornato al Summit dopo 24 mesi, dopo il più grande tsunami politico della storia italiana. Ci sono tornato con Berlusconi Presidente del Consiglio, Gianni Alemanno Sindaco di Roma ma, soprattutto, come Assessore e vicepresidente del IV Municipio. Solo in politica….. Le facce erano più o meno le stesse del 2006 ma ovviamente era differente l’atmosfera; pacche sulle spalle, congratulazioni per tutti, larghi sorrisi, il tutto in un trionfo di auto blu che da sempre sono il termometro esteriore che misura il potere. Come il Manzoni mi chiedo: fu vera gloria? Di sicuro l’onda lunga del PDL ha trascinato a velocità doppia carriere e uomini, nella più favorevole e irripetibile congiuntura storico-politica . Basti pensare alla soglia dei 3000 voti che mi escluse dall’Aula Giulio Cesare dove ora sono entrati consiglieri eletti con un migliaio di preferenze. Ho fatto i conti con la delusione tempo fa, l’ho trasformata in stimolo, sono stato parte silenziosa ma operosa di quel progetto che ha riportato FI in alto. Innanzitutto rimanendo dentro il partito, quando molti lo stavano abbandonando. Ho avuto la possibilità di collaborare strettamente con i molti dirigenti artefici di questo piccolo miracolo. Su tutti vorrei ricordare il Coordinatore Francesco Giro e Gianni Sammarco, un’eminenza grigia, infallibile nelle trattative e nella gestione delle risorse umane. C’è una vecchia storiella che dice: Un forestiero incontrò una squadra di 3 operai, ognuno intento in una mansione differente. Chiese al primo in cosa consistesse il proprio lavoro e lui:” trasporto mattoni”, lo stesso con il secondo e questo”levigo i mattoni”, il terzo invece rispose”partecipo alla costruzione di una cattedrale”. Penso che NOI abbiamo avuto la stessa ampia visione del terzo operaio, senza però dimenticare il sudore e le fatiche apparentemente inutili, come i gazebo con il freddo, il buio e la pioggia. Per riavere i gradi sono dovuto tornare recluta ma è stato salutare e ha ricordato a me stesso che non c’è mai nulla di acquisito o calato dall’alto, tutto viene anzi dal basso, da noi stessi e da chi ci sta vicino. Per questo un po’ mi ha preoccupato l’atmosfera del Summit 2008, giusto l’entusiasmo, ma che non diventi ebbrezza, va bene l’auto di servizio ma che non diventi spocchia o status symbol. La gente e il territorio non vanno dimenticati, solo lavorando in mezzo a loro si potrà dire di aver finalmente creato una nuova e promettente classe dirigente e politica, altrimenti un nuovo 2006 è dietro l’angolo. Grazie ancora a tutti voi per l’affetto l’appoggio e la fedeltà. Come sempre farò del mio meglio per non tradirvi. Andrea Pierleoni